Posts tagged ‘Tupac Amaru’

maggio 1, 2017

Per Milagro Sala: non possiamo fare a meno della Giustizia

Pubblicato su Pressenza il 16.01.2017

Per Milagro Sala: non possiamo fare a meno della Giustizia

A un anno esatto dall’incarcerazione di Milagro Sala e dopo un anno di sistematica persecuzione di una persona, della sua organizzazione, della sua gente; dopo un anno di pronunciamenti di Commissioni, Organizzazioni, personalità e persone comuni per l’immediata scarcerazione della dirigente della Tupac Amaru; dopo un anno di spiegazioni sull’azione scorretta del potere politico a Jujuy rispetto al potere giudiziario, alla società civile e alla popolazione intera; dopo tutto questo non sapremmo più cosa dire.

Ma sappiamo che non possiamo tacere.

Sappiamo che l’uso improprio della Magistratura come strumento di azione politica è un uso antico e che dalle parti più svariate si levano critiche, più o meno giustificate, contro questa pratica. Abbiamo osservato come questa pratica sia diventata sempre più frequente contro i governi progressisti del Latinoamerica, contro Dilma, contro Cristina, contro Milagro, contro Maduro e si sta iniziando anche contro la revolución ciudadana dell’Ecuador di Correa.

Ma forse, al di là di questi fenomeni congiunturali, dobbiamo chiederci se il pragmatismo neoliberale attualmente vigente non stia portando avanti, con la consueta viralità, una campagna globale contro la Giustizia, pericoloso baluardo in difesa di certi diritti fondamentali come la libertà, la presunzione di innocenza, il bene comune.

Un amico professore di diritto ricordava, anni fa in una conferenza contro la pena di morte, che se includiamo nel sistema di giustizia la vendetta, dichiariamo implicitamente inutile quel sistema umano che chiamiamo “magistratura” a cui deleghiamo, ragionevolmente, il compito di dirimere le dispute tra gli esseri umani. La vendetta è semplice: tu hai ucciso mio fratello, io ti uccido. La Giustizia, e la Magistratura che la amministra, prevedono un livello più elevato di soluzione del problema: che il reprobo riceva una punizione giusta, che si possa pentire, che possa essere reinserito nella società, che possa essere perdonato.

La giustizia è umana, è reversibile e tenta di essere giusta; ha come fine ultimo recuperare un cittadino alla società a cui appartiene; e, sembra banale dirlo, “la giustizia è uguale per tutti”.

Che distanza da questa giustizia vendicativa che si amministra a Jujuy; che distanza dall’idea di ripristinare i CIE in ogni regione italiana; che distanza dai muri di contenimento dei migranti che si contano di ergere (o si sono già costruiti) in tante parti del mondo; che distanza dalla concezione zoologico-razzista per la quale ci sono esseri umani più importanti di altri, per nascita, per censo, per colore della pelle ecc. !!

Abbiamo urgente bisogno di Giustizia, nel senso profondo della parola; abbiamo urgente bisogno di una Magistratura formata da uomini di alto profilo morale, assolutamente indipendenti dal potere politico. Possiamo riconoscere tutte le difficoltà in cui versa quest’apparato della società nel mondo, possono esserci mille soluzioni pratiche per migliorarlo ma dobbiamo rimetterci al centro del problema e rimettere la Giustizia al centro della società, sempre più dominata dall’arbitrio.

Perché l’arbitrio ha conseguenze funeste su tutta la società, dato che nessuno è in grado di dire a che livello si possa fermare, in una specie di “si salvi chi può” dove non sarò più in grado di riconoscere mio fratello e dove solo la convenienza guiderà la mia azione.

In questo senso vogliamo rendere omaggio a Milagro Sala che dell’anelito per la giustizia, per il riscatto dei diseredati ha fatto il senso della sua vita e che per questo è odiata e perseguitata dagli ipocriti e provvisori trionfatori della politica argentina.

#LiberenAMilagro e tutti i prigionieri politici a Jujuy e in qualunque parte del mondo !!

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gennaio 5, 2017

Sandra Russo: “Milagro prosegue salda e forte”

Pubblicato su Pressenza il 21.11.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Sandra Russo: “Milagro prosegue salda e forte”
(Foto di Majo Malaravezk)

Sandra russo, giornalista argentina, si è occupata di radio e televisione e scrive per il quotidiano Página 12 fin dall’inzio della sua attività. Nel 2010 ha scritto “Jallalla: la Tupac Amaru, utopia in costruzione”, il primo libro su Milagro Sala. Insieme a lei cerchiamo di approfondire la questione della detenzione di Milagro Sala e l’attuale situazione argentina.

Sandra, prima di tutto, hai notizie della situazione di Milagro e degli altri prigionieri politici?

Da un lato, le notizie che arrivano da Jujuy sono preoccupanti, sia per Milagro che per gli altri militanti detenuti. La scorsa settimana, in quello che è sembrato essere il primo dato oggettivo di riconoscimento di quanto sta chiedendo l’ONU, sono state liberate due degli undici tupaqueros che erano detenuti insieme a Milagro. Dall’altro, benché abbia dei comprensibili crolli, Milagro è perfettamente cosciente della responsabilità della sua leadership. Si mantiene in contatto costante, manda periodicamente  messaggi per comunicare che è ancora integra, questa settimana abbiamo potuto ascoltare la sua voce in una radio nazionale, ed era salda e forte. In galera dallo scorso gennaio, continua la sua lotta e continua a essere la leader della Tupac Amaru.

I recenti interventi internazionali e la visita di Trudeau con le sue dichiarazioni stanno modificando la situazione a Jujuy?

Senza dubbio sì, benché il governo di Macri si muova come se fosse coperto di burro e tutto gli scivoli addosso. Quando è arrivata la richiesta dell’ONU, il governatore Gerardo Morales ha rilasciato una dichiarazione che ha soffiato sul fuoco di questa situazione di sospensione dello Stato di diritto a Jujuy. Ha detto: “Non ho intenzione di liberare questa donna”. Un governatore non deve imprigionare né liberare nessuno. Non sono funzioni che gli appartengono. La brutalità di Morales gli ha fatto dire la verità: è lui, per conto dell’esecutivo, che la tiene prigioniera. Per questo non c’è alcun dubbio sul fatto che stiamo parlando di prigionieri politici. Questo, prima o poi, finirà con un processo politico contro Morales, e il Potere Giuridico tornerà a funzionare normalmente. Bisogna intervenire urgentemente su quello di Jujuy, perché nessun cittadino jujeño gode delle benché minime garanzie costituzionali. Sembra che il governo, dopo l’intervento di Trudeau, si stia rendendo conto che non è un paese bolivariano a protestare, bensì un paese di prim’ordine, e quelle gerarchie, per questo governo, non sono indifferenti. Il Canada è parte di quel mondo cui presumibilmente Macri vuole avvicinare l’Argentina.

Numerosi osservatori hanno sottolineato l’influenza dei media nei processi di destabilizzazione dei governi progressisti. Come mai in anni di governo non si è riusciti a ottenere una legge di controllo e democratizzazione dei mezzi di diffusione? Che è successo nello specifico in Argentina e in Brasile?

In Argentina, perlomeno, abbiamo trascorso cinque anni con una legge sui Media approvata da una chiara maggioranza, dopo ampi dibattiti in ambiti di discussione di tutto il paese. Per tutto questo lungo tempo, più lungo di un mandato presidenziale, un settore della Magistratura, lo stesso che ora accusa Cristina Kirchner e cerca di impedirle la partecipazione alle prossime elezioni, ha imposto un’infinità di misure cautelari che hanno reso impossibile la piena applicazione della legge. Sono stati anni dove si discuteva se quella legge avrebbe diminuito o meno la libertà di espressione. Non lo avrebbe mai fatto. Restringeva solamente a 24 il numero delle licenze che un gruppo mediatico poteva avere. Oggi ci sono delle liste nere, io stessa non ho potuto fare la giornalista da quando Macri è salito al potere, e certamente la libertà di espressione non è argomento di nessuna agenda. Non gli è mai importato nulla della libertà di espressione, ciò che difendono sempre è la propria libertà di espansione a spese dei media comunitari e indipendenti, che ora stanno affogando, come già accadde negli anni ’90. Il potere politico, quello giudiziario e quello mediatico sono le tre gambe di un’associazione illecita (perché viola l’indipendenza dei poteri) che è la struttura quasi mafiosa che sta devastando la democrazia argentina. Si indagano gli avversari, si spiano profili di Facebook, si ferma gente per strada perché indossa magliette di qualche organizzazione politica, si mantiene un buon numero di giornalisti senza media in cui lavorare. La legge è fallita perché il kirchnerismo non ha mai avuto il potere sufficiente per ridisegnare questa democrazia, regolata dalla Costituzione del 1994, fatta in piena epoca neoliberale. Abbiamo imparato con dolore, e collettivamente, che il potere politico è uno tra vari, per nulla la cuspide del potere, e nei dodici anni di kirchnerismo i poteri di fatto, che ora governano direttamente con un amministratore delegato in ogni ministero, hanno protetto il gruppo Clarín, che è il portavoce dell’attuale governo corporativo: il portavoce e spesso quello che decide politiche di comunicazione. I suoi quasi trecento media e i suoi satelliti sono quelli che proteggono Macri: non coprono nessuna protesta sociale, né la bestiale repressione di quelle proteste, né la corruzione su grande scala che ora occupa la Casa Rosada. Non stiamo parlando di un caso di corruzione, che esiste in qualunque governo e che anche il kirchnerismo ha avuto, stiamo parlando di corruzione assolutamente trasversale in tutte le aree di governo e di una concezione politica che naturalizza e include la corruzione come un normale modo di fare affari. I Macri sono questo: gente che ha corrotto funzionari di tutti i governi a partire dalla dittatura militare e che ha accumulato una fortuna grazie alle opere pubbliche.

Credi che il caso Tupac sia isolato o che faccia parte di un processo più ampio di criminalizzazione delle organizzazioni sociali? Fino a dove può arrivare questo processo?

Il governo di Macri, attraverso il governatore Morales, ha dato quel segnale a gennaio, appena insediatosi: un cittadino può essere privato della sua libertà a causa della sua posizione politica, così come può essere licenziato dal suo lavoro. Le migliaia di licenziamenti di dipendenti pubblici che hanno avuto luogo dopo la revisione che i burocrati hanno fatto dei loro profili di Facebook o dei loro account di Twitter lo dimostrano. Questo è un governo persecutorio e repressivo. Milagro Sala è la dirigente della Tupac Amaru dal 1991, quando cominciava l’orgia neoliberale degli anni ’90. E’ una delle organizzazioni sociali più grandi della regione, e in Argentina è l’espressione di un settore finora totalmente occultato, perché la Tupac Amaru, di origine quechua, è un ponte con il paese che crede che tutti i suoi abitanti discendano dagli europei che arrivarono tra la fine del XIX e il principio del XX secolo. L’establishment che ha governato questo paese, salvo in rare pieghe della storia come per i governi kirchneriani, hanno raccontato una storia in cui noi argentini siamo arrivati tutti con le navi. La Tupac Amaru rivendica altre origini, ci unisce alla regione andina, e ne fa parte uno dei nuclei di povertà strutturale più profondi del paese. Milagro ha dato a quella gente molto più di ciò che avessero mai ricevuto, cominciando dall’autostima. La sua opera è grande, meravigliosa. Morales ha distrutto il parco acquatico, per esempio. Avrebbe potuto renderlo agibile per i poveri di Jujuy, ma lo ha distrutto. Questo è il messaggio del neoliberismo in tutto il mondo, ma specialmente in Argentina: vengono a dirci che siamo un povero popolo condannato alla sofferenza. E questa è una menzogna. La sofferenza non è una condizione naturale, bensì il risultato delle politiche estrattive che loro applicano. E’ ciò che condanna il Papa, è la feticizzazione del denaro, è il rifiuto dell’altro. Milagro è l’esempio e la sintesi del proposito del PRO, che è ridurre il popolo a servitù del mercato.

Cosa potrebbero imparare i progressisti di tutto il mondo dalla sconfitta elettorale argentina?

Che quando la classe politica è composta da gente senza scrupoli o corrotta, gli imprenditori, le corporazioni e la concentrazione dei capitali la usano come esempio per mettere in guardia gli elettori sul fatto che la politica è sporca, che non serve, che sono tutti uguali, così che la gente finisca per votare imprenditori come Macri, Temer o Piñera, o strumenti delle corporazioni come Peña Nieto. Bisogna fare politica in un altro modo, dalla base, con una soggettività diversa, direi quasi ascetica, trasparente, che abbia vasi comunicanti con altri settori, specificando bene a cosa ci si riferisce quando si parla di democrazia, libertà o repubblica, perché al potere sono arrivati governi di destra facendo appello a quelle parole, mentendo, ma protetti da mezzi di comunicazione concentrati che oggi, invece di portare informazione al proprio pubblico, operano come una barriera tra i cittadini e la verità. Le agende giornalistiche sono vergognose in tutto il mondo. Ci sono interi continenti cancellati da quelle agende, ed è dove paesi dell’Unione Europea e gli Stati Uniti bombardano e forzano le loro strategie geopolitiche. Vogliono fare dell’America Latina quello che hanno già fatto in Africa. Vogliono spostare gente per poter deforestare. Vogliono installare basi militari nordamericane per trasferire e ampliare gli eterni conflitti del Medio Oriente. In questa fase del capitalismo, i territori sono sacrificabili perché servono per le risorse naturali. Solo la politica, la vera politica, quella profondamente militante e storica, in tutto il mondo, li può fermare. E infine direi che così come la destra si è globalizzata, anche la sinistra deve farlo. E’ necessario rafforzare i legami intellettuali e fisici tra tutta la dirigenza e la base della resistenza nel mondo, perché dobbiamo rispondere il più globalmente e in modo più organizzato possibile a questa aggressione.

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

luglio 2, 2016

Lettera a Mattarella per la liberazione di Milagro Sala

Sono tra i promotori di questa iniziativa.

Uscito su Pressenza il 29.06.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Lettera a Mattarella per la liberazione di Milagro Sala
(Foto di Archivio Pressenza)

Oggi il Comitato italiano per la Liberazione di Milagro Sala ha lanciato una nuova iniziativa: una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, firmata da personalità del mondo della cultura, dell’educazione, della politica e dell’associazionismo, che chiede di intercedere presso il governo nazionale argentino affinché cessi l’ingiusta e immotivata detenzione della dirigente della Tupac Amaru. Il Presidente visiterà l’Argentina a partire dal 7 di Luglio.

Qui sotto riportiamo il testo integrale della lettera e l’elenco dei primi firmatari. E’ possibile aderire qui

 


All’attenzione di Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana

Egregio Presidente,

 

il 7 luglio lei visiterà l’Argentina in occasione dei festeggiamenti per i 200 anni dell’indipendenza del paese. Italia e Argentina sono legate storicamente da un fortissimo vincolo: oltre la metà della popolazione argentina ha un’origine italiana. Ci rivolgiamo a lei alla luce della grave crisi che vive il paese. A partire dall’insediamento del nuovo governo, guidato dal Presidente Macri, l’Argentina è alle prese con una drastica svolta neoliberista. Gli effetti di queste politiche sono stati repentini e drammatici: da un lato è lievitato il numero di indigenti e disoccupati, dall’altro una decisa spirale inflazionaria ha prodotto un aumento senza controllo dei prezzi dei servizi di base. Il nuovo governo, inoltre, è propenso a una profonda rivisitazione della politica per i diritti umani che, negli ultimi anni, ha consentito all’Argentina di riavviare le cause penali nei confronti di coloro che si sono macchiati di crimini contro l’umanità nel corso dell’ultima dittatura militare.
Infine le politiche neoliberiste sono state accompagnate da repressione e autoritarismo. Un caso esemplare è la vicenda di Milagro Sala, parlamentare eletta presso il ParlaSur, leader sociale e  dirigente dell’organizzazione Tupac Amaru, detenuta dal 16 gennaio scorso, a seguito di una serie di proteste delle organizzazioni sociali nella Provincia di Jujuy. La detenzione di Milagro Sala rappresenta una palese violazione dei diritti costituzionali ed è totalmente arbitraria, poiché frutto di una decisione politica del Governatore Gerardo Morales, alleato della coalizione conservatrice di Maurcio Macri. Sulla richiesta di immediata scarcerazione di Milagro Sala si sono espresse le principali organizzazioni attive sul tema dei diritti e delle garanzie dell’individuo, come Amnesty International, mentre in Italia si è recentemente costituito un Comitato per la sua liberazione, formato da organizzazioni, partiti, associazioni e singoli cittadini.

 

Le chiediamo quindi, di intercedere presso il Presidente Mauricio Macri per chiedere la liberazione di Milagro Sala e dei suoi compagni e di rammentargli che la comunità internazionale segue con attenzione questa vicenda, un esempio inaccettabile di autoritarismo e di pratica illegale. Milagro Sala si deve difendere da donna libera, come avviene in tutti i grandi paesi.

La liberazione di Milagro Sala è l’unico atto che può trasformare una “carcerazione per motivi politici” in un dibattimento processuale giusto, proprio di tutte le nazioni democratiche.

 

Con sincera stima

 

Più info: comitatoliberazionemilagrosala.wordpress.com

 

Vittorio Agnoletto, medico, ex deputato europeo

Angelo Baracca, saggista, professore universitario

Daniele Barbieri, giornalista

Magalí Buj, regista

Diana Caggiano, Argentinos en Italia por la Memoria, la Verdad y la Justicia

Enrico Calamai, ex console italiano in Argentina

Sol Capasso, Associazione Argentini Cremona

Giulietto Chiesa, ex parlamentare europeo e direttore di pandoratv.it

Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI Nova Milanese

Paolo d’Arpini, Coordinatore Rete Bioregionale

David Lifodi, giornalista

Maria I. Macioti, Professoressa Coordinatrice Sezione di Sociologia della Religione, AIS

Alessandro Marescotti, Presidente PeaceLink

Giovanna Martelli, deputata

Federico Mento, Autoconvocados en Roma

Marco Miccoli, deputato

Antonio Mazzeo, giornalista

Alfonso Navarra, saggista, Lega Obiettori di Coscienza

Erasmo Palazzotto, deputato

Federico Palumbo, regista

Gianni Palumbo, Portavoce regionale del Forum del Terzo settore del Lazio

Claudio Tognonato, professore universitario

Olivier Turquet, coordinatore redazione Pressenza Italia

Laura Tussi, scrittrice

giugno 8, 2016

Claudio Tognonato: hanno paura del prestigio e della forza di Milagro

Pubblicato su Pressenza il 07.06.2016

Claudio Tognonato: hanno paura del prestigio e della forza di Milagro
Claudio Tognonato, primo da sinistra, durante una manifestazione del Comitato (Foto di Dario Lo Scalzo)

 

Claudio Tognonato, italoargentino, è sociologo e insegna presso l’Università di Roma 3. Lo abbiamo incontrato all’interno delle attività del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala, di cui fa parte. Approfittiamo del suo punto di vista particolare di studioso delle cose sociali e di italoargentino per provare a “leggere” cosa sta succedendo in Argentina e, chissà, in America Latina.

L’avvento del governo Macri e della sua impostazione neoliberale sta andando oltre le peggiori previsioni, è così?
I primi 6 mesi di Macri sono stati segnati dal ritorno dei vecchi principi del neoliberismo: diminuzione dalla partecipazione dello Stato nell’economia, deregulation, apertura al mercato internazionale, riduzione della spesa pubblica, privatizzazioni. Per applicare questi principi è stato insediato Alfonso Prat Gay, cresciuto nella JP Morgan Chase & Co di Londra, una garanzia per i mercati finanziari. Dunque nulla di nuovo, è il modello dei globalizzatori. Solo che queste misure sono state già applicate in Argentina e hanno avuto come risultato il default del 2001. Anche se questa volta non ci è stato un colpo di Stato, Macri ha portato all’estremo le facoltà che gli conferisce il sistema presidenzialista. Inoltre, Macri ha approfittato della chiusura estiva del parlamento per lanciare una raffica di decreti, superando in un mese tutti quelli che Cristina Kirchner aveva emesso nei suoi 8 anni di governo. Con un colpo di mano ha demolito molte delle conquiste sociali degli ultimi anni.

Dodici anni di indiscutibili avanzamenti sociali non sono bastati a garantire alla variante kirchnerista del peronismo una base elettorale sufficiente a vincere: qua non capiamo come sia potuto succedere, puoi tentare una spiegazione?
Non è facile spigare la sconfitta, benché di misura, di una linea di governo che è riuscita a traghettare il Paese fuori dal default del 2001. Macri ha vinto le elezioni dopo una dura campagna mediatica, delle lobby economiche locali e internazionali contro tutto ciò che rappresentava Cristina Fernandez de Kirchner. Visto quanto sta succedendo oggi mi chiedo cosa sarebbe successo se quel ristretto margine di voti fosse andato all’altro candidato. Un anno prima dei comizi tutti pronosticavano la sconfitta di Macri. Cristina Kirchner non è mai riuscita a far applicare la legge dei media, che avrebbe garantito un’informazione più equilibrata, quindi la concentrazione monopolistica dei media ha lanciato una campagna di screditamento e di delegittimazione contro ogni misura del governo. I media hanno quotidianamente soffiato sull’inflazione alimentando la svalutazione del peso. C’è stato anche un “golpe economico” quando i proprietari terrieri, grandi esportatori, hanno trattenuto le loro esportazioni per evitare che il governo incamerasse i proventi mettendo in difficoltà le casse dello Stato. Infine c’è stato il “caso Nisman” il suicidio di un magistrato che i media per mesi hanno diffuso come una sorte di omicidio di Stato.

Stiamo assistendo a un attacco feroce ai diritti umani di base: diritto di protesta, di libertà politica, diritto di sciopero. Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale, la società civile di fronte a questo attacco?
È chiaro che le politiche del nuovo governo ledono i diritti acquisiti in questi ultimi anni.
La valanga di licenziamenti, oltre 150 mila nei primi 6 mesi, è la dimostrazione di dove vuole portare il conflitto. In risposta a queste politiche le centrali sindacali hanno fatto a fine aprile uno sciopero e una grande manifestazione. A sua volta il parlamento, dove Macri è in minoranza, ha approvato una legge che raddoppia i costi dei licenziamenti e protegge il lavoro. Di fronte a questa sconfitta Macri ha esercitato il diritto di veto che, anche se previsto dalla legge, lascia un’impronta autoritaria. È chiaro che questo braccio di ferro indica un conflitto aperto tra la società e le politiche del governo. La società dovrà denunciare queste politiche e promuovere risposte unitarie creando nuove opportunità di organizzazione aperte ad una amplia partecipazione popolare.

Qual’è la tua lettura di questo attacco specifico contro Milagro Sala e la Tupac Amaru; esiste questa variante “giudiziale” come forma di eliminazione degli avversari politici?
Il caso di Milagro Sala è quello della detenzione illegale di un attivista politico. Se si guarda l’ultimo mezzo secolo di storia argentina si capisce quanto sia importante denunciare il ritorno a pratiche che hanno contraddistinto la vita democratica del Paese. Milagro Sala è una prigioniera politica, loro vogliono far credere alla popolazione che si tratta di un caso di corruzione, che la loro associazione, la Tupac Amaru, sottraeva fondi e non aveva i conti in ordine, accuse tutte da dimostrare. In realtà hanno paura del prestigio e della forza di questa organizzazione nata e cresciuta tra i diseredati, tra i popoli indigeni del nord ovest dell’Argentina costruendo case, scuole, centri di assistenza e ricreazioni. Loro vogliono punire queste esperienze usando la magistratura perché sono i fautori della disuguaglianza, per loro la legge non è uguale per tutti.

L’Argentina progressista e l’America Latina progressista debbono fare autocritica? E, se sì, in che senso?
L’Argentina, e i movimenti che hanno messo in atto dopo il 2001 diverse risposte post neoliberiste hanno avuto grandi successi nel contrasto alla povertà e la diminuzione delle disuguaglianze. Milioni di persone hanno superato la soglia di povertà, solo per dare un esempio, in Brasile con i governi del Pt 40 milioni di poveri sono diventati ceto medio. L’essere umano ha bisogni che si rinnovano, che crescono insieme ai nuovi diritti. Tutto ciò è un bene straordinario per rivoluzionare la società. Le istituzioni democratiche devono elaborare continuamente nuove politiche partecipative per capire questo processo insieme al popolo. Non è facile e in queste prassi ci sono stati errori, la qualità delle istituzioni democratiche si misura nella capacità di rinnovarsi. La conclamata corruzione è certamente anche un male molto grave, ma è un male globale frutto dello spropositato potere di corruzione che hanno le grandi corporazioni.

giugno 8, 2016

Eduardo Tavani “a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale”

Pubblicato su Pressenza il 24.05.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Eduardo Tavani “a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale”
Cavani in una recente attività a Buenos Aires (Foto di Tupac Amaru)

Eduardo Tavani è politologo e avvocato querelante nelle cause di crimini contro l’ umanità in Argentina e fa parte del Comitato per la liberazione di Milagro Sala. In questi giorni si trova a Roma, farà tappa in alcune città italiane e poi andrà in Spagna, per portare a conoscenza della grave situazione della provincia di Jujuy, nel nord est dell’Argentina in cui la militante e leader politico-sociale Milagro Sala è stata imprigionata in modo arbitrario dal governo di Gerardo Morales, governatore alleato del governo dell’attuale presidente Mauricio Macri.

Eduardo, potresti fare un quadro della situazione attuale del caso Milagro Sala? In che situazione si trovano la Tupac, il comitato per la liberazione di Milagro Sala, le organizzazioni sociali e il popolo di Juhuy in generale?

La situazione odierna nella Provincia di Jujuy per le organizzazioni sociali e il popolo in generale è molto delicata. In primo luogo, l’imprigionamento arbitrario e illegale di Milagro Sala, la leader sociale e politica più importante di questa regione, quello di vari suoi compagni e compagne e l’assedio e la persecuzione nei confronti dell’associazione Tupac Amaru che lei dirige è il perfetto esempio del clima  in cui vive la società di Jujuy. Il governo di Gerardo Morales, con il sostegno del governo nazionale di Macri ha dato il via a politiche repressive inconsuete per uno Stato di Diritto che implicano l’abbattimento delle conquiste raggiunte lungo tutti questi anni, in cui il ruolo di Tupac Amaru e Milagro Sala sono stati sia indubbi che fondamentali.

Oggi a Jujuy si vive uno stato d’assedio virtuale. Il governo di Morales insieme a quello nazionale ha promosso azioni che mettono a rischio le istituzioni, violando la Costituzione e le leggi. In conformità con quanto stabilito dal Comitato per la liberazione di Milagro Sala e quella degli altri compagni e compagne che oggi nella provincia di Jujuy patiscono le conseguenze delle politiche messe in atto da morale, il nostro obiettivo è quello di denunciare tutto questo e richiedere la solidarietà e l’appoggio delle organizzazioni sociali e politiche e di diverse personalità. Vogliamo che si sappia ciò che sta accadendo a Jujuy e in Argentina, perché questo è parte del piano del neoliberalismo nuovamente posto in essere nel nostro paese, per distruggere – tra le altre cose- quanto raggiunto con enorme sforzo e perseveranza in tutti questi anni.

Come procedono le questioni legali? Chi coinvolgono? E cosa puoi dirci in merito alla perdita della personalità giuridica da parte di Tupac Amaru?

Non è semplice provare a spiegare in poche parole ciò che sta accadendo da 5 mesi in Argentina e in particolare a Jujuy. Crediamo che quello di Jujuy sia un assaggio del governo di Macri, di perfetto taglio neoliberale, che ha iniziato a mettere in pratica politiche di adeguamento già note all’Argentina e che ha condotto a una delle crisi più profonde della propria storia recente. I neoliberali sono tornati e, per imporre i propri piani, hanno bisogno di addomesticare il popolo. Hanno iniziato con la Tupac Amaru a nord e con le cooperative che davano lavoro migliaia di posti di lavoro a lavoratori di umili condizioni che, grazie a Milagro Sala e alla Tupac Amaru, hanno trovato la dignità e il riconoscimento a loro dovuti.

Per poter concretizzare le proprie politiche di distruzione del tessuto sociale e di smantellamento di tutta l’opera effettuata, il neoliberalismo al governo ha dovuto sovrapporsi al potere giuridico, colonizzarlo e limitarne l’indipendenza. E’ questo ciò che ha fatto Morales nella sua provincia. E’ un vero scandalo; il Parlamento locale è intervenuto virtualmente facendo pressione ai tribunali, per assicurarsi che la persecuzione di Tupac Amaru e dei suoi militanti non si arrestasse e fare in modo che Milagro Sala fosse imprigionata sine die.

Non soltanto controlla l’Esecutivo provinciale mediante il quale ha disposto, di fatto, la perdita di personalità giuridica della Tupac Amaru e di altre organizzazioni popolari, senza alcuna ragione, né motivo che lo giustificasse, ma gestisce il potere giuridico a proprio uso e consumo.

Qual è stata la reazione della gente? Continua la lotta nonviolenta? Quali attività sono in atto?

E’ molto duro e difficile fronteggiare tanta violenza, dispiegatasi in modo così rapido e tutta nella mani del governo Morales e appoggiata dalla complicità degli altri poteri dello Stato provinciale a cui il governo di Macri strizza l’occhio per sovrastare le organizzazioni popolari. Bisogna pensare che la persecuzione di organizzazioni come la Tupac e l’imprigionamento dei dirigenti più importanti serve per effettuare piani atti a imporre un modello di esclusione ad appannaggio di pochi. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro e, di conseguenza, capacità di sussistenza. Vi sono oggi attività lavorative concrete che non sono portate a termine a causa della decisione del governo di Jujuy che vuole che ciò che  era effettuato dalle cooperative fino ad alcuni mesi fa, sia ora fatto dalle aziende e dalle società commerciali che otterranno enormi guadagni a scapito del popolo, cosa che non succedeva fino a dicembre, con in atto politiche ben diverse. Oggi vi è molta paura nei settori più umili di Jujuy, paura di restare senza sostentamento quotidiano, cioè quanto sta accadendo nella realtà; paura anche per quanto riguarda la persecuzione e il carcere, che è ancora più tremendo. Oggi sono già più di 20.000 le persone rimaste senza un vero lavoro; una vera catastrofe i cui effetti si inizieranno a vedere molto presto. Coloro i quali militano nelle organizzazioni come la Tupac vengono osteggiati e, in molti casi, citati in giudizio nel tentativo di salvare la propria pelle. E’ chiaro che oggi la lotta s’incentra sulla liberazione di Milagro e quella dei suoi compagni e compagne e per ottenere la cacciata del governo e il recupero delle istituzioni della Repubblica. E’ poco e tanto allo stesso tempo, se pensiamo che viviamo in una democrazia che in questo momento è a rischio.

Cosa sta accadendo alle organizzazioni sociali e alle cooperative di lavoratori? Qual è il danno in termini di occupazione, di sanità e di istruzione?

Come dicevo prima, i danni sono ingenti. Perdita di fonti di lavoro, distruzione e smantellamento di tutte le opere che in questi anni la Tupac, per mano di Milagro Sala, aveva fatto in favore del popolo di Jujuy e che si è diffuso e messo in marcia anche in altre province argentine. Migliaia di abitazioni, scuole, centri sanitari e ricreativi, creazione di cooperative di lavoro in grado di dare dignità ed equa redistribuzione degli introiti per anni oggi si trovano a rischio sparizione per volere di  Gerardo Morales e del governo nazionale di Macri che vogliono eliminare quanto conquistato sino ad oggi.

Come procede la mediazione della Chiesa?

Per quanto ne so, la Chiesa ha effettuato un primo passo di avvicinamento e ha cercato o ha tentato di cercare una via d’uscita generata da questa grave situazione, preoccupata da quanto sta accadendo; mi sembra però che né il governo di Jujuy né quello nazionale abbiano voluto intendere la cosa. La buona volontà si è scontrata col disinteresse da parte delle autorità coinvolte a risolvere un conflitto di enormi proporzioni, generato dallo stesso governo. Il Papa ha effettuato un gesto generoso con Milagro, perché sono certo che è a conoscenza dell’opera che la Tupac ha portato a termine in questi anni in favore dei più bisognosi, dei più umili. Ciò è molto caro a Francesco, perché è una persona molto legata ai più poveri, agli esclusi. L’omaggio del Papa del rosario a Milagro è un simbolo, io lo interpreto così. Credo che abbia un’enorme trascendenza, in particolare per il gregge cattolico. Milagro non è mai sparita per noi militanti dei diritti umani a sostegno della dignità umana. Né il Papa, né la dirigenza politica hanno mai pensato che sia sparita, perché lei e la sua organizzazione hanno dato dignità, lavoro e visibilità a migliaia e migliaia di compatrioti sottomessi alla povertà e all’incertezza da essa generata. Per questo spingiamo per la sua liberazione e abbiamo bisogno di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che s’impegnino in cause nobili, affinché presto o tardi Milagro torni ad essere libera a camminare tra noi, e noi con lei.

 

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

gennaio 24, 2016

Milagro Sala: una persecuzione politica

Pubblicato su Pressenza il 18.01.2016

Milagro Sala: una persecuzione politica
(Foto di Pressenza)

Federico Palumbo e Magalì Buj hanno curato la regia e la produzione del documentario “Tupac Amaru, algo està cambiando (2012)” che vede protagonista Milagro Sala, presidentessa della Tupac Amaru, organizzazione sociale della Provincia di Jujuy (nord dell’Argentina) arrestata in questi giorni in Argentina per aver invitato alla protesta.

Come giudicate questo arresto?

E’ chiaramente una persecuzione politica. Hanno arrestato Milagro Sala accusandola d’istigazione al delitto, per aver occupato la piazza di fronte al Governo Provinciale. Il governatore di Jujuy vuole sgomberare la piazza, annulare la protesta, e per questo ha fatto arrestare la leader della Tupac Amaru. L’occupazione della piazza va avanti da diverse settimane e i manifestanti chiedono un incontro con il governatore Gerardo Morales, per avere garanzie sul futuro dei lavoratori delle cooperative associate alla Tupac Amaru, ma anche delle decine di altre organizzazioni sociali che sono nella piazza.

Quale è stata la reazione in Argentina?

I settori progressisti e del governo precedente stanno protestando. Il governo attuale ha mandato la polizia a filmare i manifestanti che sono scesi in piazza in diverse città. Ci sono poliziotti in borghese, altri in divisa ma senza identificazione e a Jujuy sono state viste auto della polizia girare senza targa. Tutto questo riecheggia i metodi della dittatura.

Chi è Milagro Sala?

E’ la leader dell’organizzazione Tupac Amaru, un’organizzazione con una forte componente indigena, nata negli anni 2000 a seguito della grande crisi del 2001, quando hanno iniziato a organizzarsi per dare una risposta ai temi della casa, del lavoro, della salute, dell’educazione.

Cosa fa la Tupac Amaru?

La Tupac Amaru ha costruito,  con la collaborazione dei governi di Nestor e Cristina Kirchner, quartieri interi per dare una casa a chi non l’aveva, ha costruito ospedali, scuole, università. Ha creato centinaia di cooperative.

Vivendo una parte della vostra vita in Argentina e documentando quel paese tramite il mezzo video cosa vi sembra stia succedendo dopo le ultime elezioni?

Per ora quello che abbiamo visto è che Macri ha usato i decreti di urgenza per imporre delle scelte che il Congresso avrebbe rifiutato, se tali scelte avessero seguito l’iter istituzionale normale. Macri sta dando una forte impronta neoliberista al paese, ha già contratto diversi debiti con banche estere, ha fatto licenziare migliaia di lavoratori, ha messo pesantemente mano al sistema di controllo dei media, volendo favorire il gruppo Clarin che lo appoggia.

Il documentario Tupac Amaru, algo està cambiando  è su