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gennaio 13, 2017

Alcuni sani principi che dicono NO al razzismo e alla discriminazione

Pubblicato su Pressenza il 29.12.2016

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco, Greco

Alcuni sani principi che dicono NO al razzismo e alla discriminazione
(Foto di ggBO via Flickr.com)

In molti luoghi di questo pianeta si levano voci contro le “ondate migratorie” che colpiscono i “paesi civili”.

Persone da cui non te lo aspettavi sposano tesi sulla necessità di “fermare l’invasione”, espellere i clandestini ed altre cose del genere.

Per prima cosa vorrei manifestare il mio orrore e tristezza per questo genere di affermazioni, da qualunque parte vengano; direi che mi feriscono un po’ di più da persone amiche o a cui riconosco meriti in altri campi.

Ma mi pare più utile dare qualche sano principio per contrastare questa specie di crisi isterica dell’umanità, per lo meno della parte opulenta.

Già al parlare di principi sento il borbottio pragmatico di coloro che si “attengono alla realtà dei fatti”, gente “pratica” che si affretta a dichiarare che le ideologie sono morte, che la solidarietà era una stupidaggine buonista e cose di questo genere.

A costoro posso dire solo che sono già andati troppo lontano nella lettura di questo articolo e che possono tornare alla loro preferita rivista glamour, molto più riconfortante che la lettura dei miei editoriali.

Parliamo dunque di principi e, per esempio, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, splendido testo scritto da donne e uomini che, usciti dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, vollero stabilire dei principi universali che riparassero e ci preservassero dalla tremenda violenza che aveva caratterizzato quegli anni.

Articolo 12.- Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13.– 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

  1. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14.- 1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

Vorrei sottolineare che nel dibattito attuale ci si “dimentica” dell’Art. 12: uno dei motivi originari delle migrazioni moderne è lo scarso sforzo internazionale a impedire questa interferenza. Al contrario notiamo in molti paesi “migratori” la sistematica interferenza nella vita economica e politica di quei paesi. Le inesauribili “guerre umanitarie” sono un buon esempio di questo, come il vizio di armare ribelli di ogni tipo per rovesciare governi che non godono dell’amicizia di qualcuno.

Sul 13 e sul 14 mi pare non ci sia molto da dire, se non sottolineare il fatto che sono sistematicamente disattesi.

Se infatti io, cittadino europeo, posso andare senza formalità o con formalità minime praticamente dovunque voglio, esistono cittadini di numerosi paesi per i quali questi principi non sono validi o sono molto complicati da burocrazie, attese, cavilli, ingenti richieste di denaro ed altre cose indegne della dignità umana.

Non mi pare molto complicato capire che questa violenza generi voglia, nelle persone che la subiscono, di produrre altrettanta violenza. In effetti un paio di anni fa mi è stato chiesto il visto per il Senegal..

Questo piano dei principi è importante, perché è un tema che oggi si vuol mettere in discussione; e in discussione lo mettono coloro che pensano che con meno “leggi” potrebbero fare i loro affari con miglior profitto e senza dover dare conto a nessuno.

Di fatto ci sono zone del pianeta dove la “normale” giurisdizione degli stati viene sospesa da bande multinazionali, con eserciti privati, barriere, controlli; tali bande hanno da disboscare una foresta, sfruttare una miniera, far passare un oleodotto e lo vogliono fare in barba a qualunque diritto internazionale o nazionale; e il numero dei territori dove la sovranità popolare è espropriata è in aumento nel mondo.

Questo disprezzo per le dichiarazioni di principi, per le leggi internazionali, per le convenzioni diplomatiche, per i trattati, nonché per il buon senso, è un chiaro indicatore della violenza che domina i rapporti umani in questo momento storico: violenza che è, intrinsecamente, negazione della libertà dell’altro, limitazione della sua intenzione, fino al fatto più banale e evidente della violenza fisica.

Per cui rimettere al centro i principi significa ridare valore a ogni essere umano e affermare l’utopia del futuro: un mondo senza violenza.

Ma c’è un secondo argomento che mi coinvolge, che ti coinvolge e che coinvolge tutti  ad un livello più intimo e personale: il Principio più importante di tutti, quello che tutti i saggi hanno evocato fin dagli albori dell’umanità: “Tratta gli altri come vorresti essere trattato”.

In questo caso io chiedo: ti piace essere lasciato fuori dalla porta? No. Non lasciare nessuno fuori dalla porta. Ti piace che dicano della tua religione che è fanatica? No. Allora non dichiarare fanatica la religione di nessuno. Sei felice quando qualcuno è in guerra con te? No. Allora non essere in guerra con nessuno e nemmeno con te stesso.

Potrei continuare ancora a lungo, ma confido tu abbia capito profondamente e che, se quelle idee ti avessero sfiorato la mente, tu possa riconvertirti sulla via della soluzione dei problemi, non della loro complicazione. Allora potremo anche affrontare il problema, che esiste, con la dovuta prospettiva e trovare soluzioni basate non sul continuare a costruire fortezze, ma sul ristabilire relazioni di giustizia, riparare gravi torti che i paesi opulenti hanno fatto a quelli poveri, restituire le case a quelli a cui sono state sottratte, riconoscere l’autodeterminazione dei popoli e anche combattere i trafficanti che speculano in modo criminale sulla necessità di fuggire dall’ultimo orrore di turno, o anche solo di tentare la fortuna in mondi nuovi.

E’ un problema di direzione che ogni giorno si fa più manifesto: pace crescente o distruzione crescente. E’ un problema che non si può eludere e che richiede le migliori qualità di ogni essere umano: la compassione, la riconciliazione, la vera solidarietà, la semplice fratellanza.

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aprile 19, 2016

Il giardino di tutt*

Pubblicato su Pressenza il 03.04.2016

Il giardino di tutt*

 

 

Il Giardino delle mele, la violenza non deve vincere è un libro di Maria Giovanna Farina edito nel 2015 da Silele Edizioni.

 

La missione dichiarata di Maria Giovanna Farina è quella di aiutare le persone a vivere meglio. Il suo curriculo di studi e di esperienze, il lavoro dell’Heuristic Institution e le sue attività di scrittrice e blogger testimoniano nella pratica questo suo impegno nei confronti delle persone.

 

Il piccolo libro, quasi un manuale, “Il giardino delle mele” riescie in poco più di 100 pagine a sintetizzare alcuni pensieri e molti suggerimenti pratici per affrontare, nel concreto, il problema della violenza sulle donne.

 

La prospettiva del libro non è “femminista” ma vuole al contrario portare nel giardino delle mele i due sessi senza creare una inutile contrapposizione. Il problema, sottolinea Maria Giovanna, è la violenza e i suoi complessi meccanismi. Dalla violenza si esce insieme, non separati.

 

Il libro parte da un gioco di rovesciamento molto ironico e divertente “Io Eva, tu Adamo” dove il maschio si trasforma in uomo oggetto; poi  brevi capitoli affrontano topici cruciali: la parità, le varie facce della violenza, l’amore, la sottomissione, il maschilismo…

 

Tra i capitoli, leggiadre, scorrono piccole poesie di evidente sfondo esistenziale che chiosano il testo.

Concludono gli ultimi capitoli dedicati a una serie di considerazioni e consigli pratici per evitare gli esiti più penosi e perfino terribili che una storia d’amore può avere nel momento attuale.

Contro la violenza usiamo i sentimenti è il movimento che Maria Giovanna ha messo in moto nel 2014, dedicato appunto al superamento della violenza di cui non c’è che da sposare la frase con cui inizia l’introduzone di questo libro: la violenza si combatte con la potenza delle idee.

novembre 14, 2015

Diciamo le solite cose: basta con la violenza!

Pubblicato su Pressenza il 14.11.2015

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco

Diciamo le solite cose: basta con la violenza!
(Foto di Pressenza)

 

 

Di fronte ai fatti di Parigi quello che crediamo sia necessario dire sono le solite cose che da tempo dicono tutti i nonviolenti e gli umanisti del mondo. Una volta di più.

 

I morti sono morti, condizione comune di tutta l’umanità. Non sono più importanti i morti di ieri a Parigi di quelli a Beirut l’altro ieri, né quelli per fame, malattia e incuria che affliggeranno alcune migliaia di bambini domani e che si potrebbero tranquillamente risparmiare. Ci sono morti intili che affliggono l’umanità per il semplice affanno di profitto individuale ed egoistico di una stretta minoranza di esseri umani (il famoso 1%).

 

Chiunque crede di risolvere le cose con la violenza o è pazzo o è in malafede. La violenza, in tutte le sue forme, non ha mai risolto i problemi di nessuno; al contrario ogni violenza, fisica, economica, razziale, psicologica, discriminatoria ecc. complica i problemi e ne allontana la soluzione.

 

E’ inutile giocare al gioco di “cui prodest”, a chi giova: non serve a nulla e non restituisce nessun morto ai suoi cari. Chi gioca a questo gioco continuando a cercare colpevoli su cui vendicarsi tira solo acqua al suo mulino per interessi che sono alieni a qualunque serio ed onesto tentativo di risolvere i problemi.

 

Nel mondo avanzano, comunque e inesorabilmente, le forze di coloro che vogliono, nel profondo del cuore, la pace e la nonviolenza; forze composte di buone persone, lucide, affettuose, attente, umane. E’ un popolo silenzioso, diverso, non “fa notizia”: è il popolo delle persone che già in questo momento si stanno rimboccando le maniche, non accettano lo scoramento, alla violenza rispondono con la riconciliazione, alla separazione con l’aiuto solidale, alla discriminazione con l’accoglienza; a loro dedichiamo l’albero delle mani che costruiscono che illustrano questo articolo così come hanno illustrato quest’altro bell’editoriale di Ivan Novotny su Pressenza qualche giorno fa dedicato all’opera comune.

 

E’ già da tempo ora di dire basta con la violenza e percorrere i sentieri che conducono l’Essere Umano nel cammino dell’evoluzione e della liberazione dallo stato primitivo della violenza.